Telefonata dal diavolo

Driin, Driin..

– Pronto?

> Ei ciao, sono il Diavolo.

– Guarda, non so chi tu sia o che voglia hai di fare ‘ste stronzate ma non sono in vena..

Riattaccato. Mi sposto in cucina per bere un po’ d’acqua.

Driin, Driin..

Ancora?

– Pronto?

> Domani, a lavoro, stai lont..

Riattaccato. Mi sembrava una voce adulta, deve essere qualcuno che non ha nulla da fare, vabbè..

Il giorno dopo mi sveglio alla stessa ora, 7:30, faccio colazione, prendo lo zaino, le chiavi, scendo di casa, salgo in macchina e guido fino alla fabbrica dove lavoro come impiegato da 12 anni e negli ultimi 3 come manager.

Per arrivare in fabbrica taglio dal centro città dove c’è sempre il solito mendicante che mi guarda dal marciapiede.

Forse lui, in fondo, se la vive meglio di me.

Arrivo a lavoro, saluto come ogni mattina le persone che incrocio dall’ingresso della fabbrica fino alla porta del mio ufficio, entro dentro, poso lo zaino e accendo il computer.

Oggi ho un po’ di lavoro da fare.

Inizio a lavorare, si fanno le 12:30, vado a mensa per la pausa pranzo.

Alle 14:00 ho una riunione nell’ufficio del direttore con Fabio per discutere di come i nostri rispettivi dipartimenti abbiano performato nell’ultimo mese.

Ansia.

Ore 14:00, inizia la riunione.

– Direttore: Allora ragazzi, come state?

Percepisco che vuole smorzare la tensione.

– Direttore: Prego, sedetevi.

– Direttore: Fabio, abbastanza bene il tuo dipartimento. Avete raggiunto gli obiettivi di produzione. Continuate così.

– Direttore: Per quanto riguarda il tuo dipartimento invece, Massimo, abbiamo visto che ci sono stati dei ritardi nell’installazione di alcuni macchinari e che a catena avete avuto una produzione all’80% degli obiettivi, come mai?

– …

Affanno.

– Ho avuto alcuni dei miei ragazzi in malattia e ci sono stati degli intoppi con il trasporto. Non volevo costringere i miei ragazzi a lavorare molto più del dovuto..

– Direttore: Massimo, alla fine quello che conta è il raggiungimento degli obiettivi, e il dipartimento da te guidato è sotto. E’ la terza volta quest’anno. Quando il direttore generale andrà in pensione, io prenderò il suo posto e nel mio attuale ruolo ci verrà uno di voi due. E’ abbastanza evidente chi sarà.

Mi guarda con superiorità.

– Direttore: Se continui di questo passo saremo costretti a rimpiazzarti con un altro manager.

– …

– D’accordo.

Che devo dire? Il capo è lui.

Finita la giornata di lavoro torno a casa.

Mentre sto guidando verso casa dalla rabbia stringo forte il volante che mi diventano le nocche bianche. Mentre guardo il contachilometri vedo la faccia con cui mi ha guardato il direttore.

Penso a quanto mi stia sui coglioni lui e il suo atteggiamento del cazzo, come se io fossi lavativo e non mi impegnassi abbastanza.

Su Fabio non posso dire nulla, è bravissimo, io però non sono come lui, non voglio dedicare la mia intera esistenza al lavoro e non voglio rimetterci di salute.

Comunque prenderei io il posto del direttore, una volta che lui diventa direttore generale.

Mi interessano i soldi.

Ma soprattutto mi interessa dimostrare a chi mi ha sottovalutato e mi ha snobbato che ce l’ho fatta, che sono arrivato, che sono una persona che conta.

Vabbé..

Arrivo a casa, poso lo zaino e mi vesto per uscire a fare una corsetta.

Driin, Driin..

– Pronto?

> Ciao Massimo, sono sempre io, il Diavolo.

– Guarda adesso mi hai rotto i coglioni, chiamo la polizia

> Guarda che so tutto di te, so dove lavori, so che fai il manager e so che vorresti diventare direttore. So quanto astio ti porti dietro e so che non vedi possibilità di emergere perché sei in diretta competizione con Fabio che tu stesso ammetti essere più bravo di te.

Sento un brivido di freddo, la sensazione di essere spiato, il dubbio che si tratti di uno spionaggio industriale o lo scherzo di qualche collega coglione

– …

> Ma io posso aiutarti, posso darti tutto quello che vuoi. Tutto ciò che devi fare è stare ai patti e fare come ti dico io, mi capisci?

– Chi sei tu? Lavori per qualche competitor?

> Domani, verso le 10, verranno in sala macchine il Direttore e Fabio per testare il processo di funzionamento degli ultimi modelli che avete comprato dai fornitori cinesi. Tutto quello che devi fare è stare lontano dai macchinari. Quando loro arriveranno non dire niente e tieniti lontano, d’accordo?

Riattaccato. Chiamo la polizia e spiego l’accaduto. Mi dicono di stare tranquillo, di ignorare le chiamate anonime e che provvederanno a capire da dove provengano le telefonate.

Vado a correre. Ceno. Vado a letto.

Riesco ad addormentarmi, un po’ turbato da tutta ‘sta situazione.

Giorno dopo, sveglia alle 7:30, colazione, zaino, chiavi e vado a lavoro.

Incrocio nuovamente il mendicante che mi guarda dal marciapiede, oggi mi sembra più spossato del solito.

Sono le 9:30, tra mezz’ora verranno Fabio e il Direttore.

9:40. Uno dei miei ragazzi mi chiama per essere aiutato nel suo slot. Vado ad aiutarlo.

9:50. Non abbiamo ancora finito.

Mi viene in mente che forse dovrei dire a Fabio e al Direttore di quella chiamata insolita, però sinceramente mi vergogno. E poi mi prenderebbero per pazzo.

Sinceramente ho un po’ paura ad avvicinarmi ai macchinari, per quella telefonata di ieri.

10:00. Non abbiamo ancora finito ma manca poco, se ritardo di 5-10 minuti non succede nulla.

10:10. BOOM!

Era il rumore di uno scoppio, proveniva dal salone macchinari.

Tutto il personale d’azienda si precipita per vedere cosa è successo.

Arrivo al salone, non riesco a credere a quello che vedo.

E’ scoppiato il macchinario 5 e lì vicino i corpi inermi distesi a terra di Fabio e del Direttore.

Mi avvicino a loro per vedere se sono vivi.

Distesi a terra, occhi spalancati, bocca aperta e parte del viso tumefatto. Sono morti.

Arriva la polizia e l’ambulanza.

La sera stessa sono a casa, da solo, in stato di shock.

Driin, Driin..

E’ un numero anonimo, è di nuovo lui?

Driin, Driin..

Ansia.

Paura.

Inizio a tremare.

Tremando mi avvicino al telefono.

– P-p-pronto?

> Ciao Massimo, sono io, il Diavolo.

– …

> Hai fatto come ti ho detto e le persone che ostacolavano i tuoi desideri non ci sono più. Adesso sarà tutto più facile, e tutto più bello, Massimo.

Riattaccato. Tremo. Ho paura. Ho bisogno di uscire e di stare insieme alle persone.

Penso di uscire di casa e andare in qualche bar in centro, non riesco più a stare qui in casa da solo.

Qualcuno ci sarà, tanto è venerdì sera.

Scendo di casa, salgo in macchina e guido fino al parcheggio più vicino al centro città.

Scendo dalla macchina e mi avvio verso la zona dei bar.

Sono in una strada buia, sto camminando.

Squelch!

Sono stato accoltellato al collo, da dietro.

Riesco a girarmi.

Lo vedo, è il mendicante che incontro tutte le mattine, con un coltello in mano.

Ha una maglietta, vedo la scritta: “GIUSTIZIA DEL DIAVOLO”.

Forse avrei dovuto avvisarli e non sarebbero morti.

In fondo, che morissero, ci speravo.

Un anno dopo, un’altra casa, un’altra persona sola, un’altra storia di vita.

Driin, Driin..

– Pronto?

> Ei ciao, sono il Diavolo.

FINE

Ti è piaciuta ‘sta storia?

Fammelo sapere! Io intanto vado a cena, sperando che non mi squilli il telefono da un mittente anonimo 😀

Leave a comment